LORENA GIUBERGIA: I CASSETTINI DEL MIO CUORE -Recensione Scrittura Viva La Voce del Recensore

LORENA GIUBERGIA: I CASSETTINI DEL MIO CUORE
GENERE: NARRATIVA
RECENSIONE

“Credo che Dio il settimo giorno non sia andato in vacanza ma abbia inventato i nonni. E, accorgendosi che si trattava della più geniale delle sue creazioni, si sia preso una giornata libera per trascorrerla con loro.”
Fausto Brizzi

Lorena Giubergia torna in libreria con I cassettini del mio cuore, il seguito dell’opera È l’amore che resta e Riprendiamoci la nostra vita (Editore Gruppo Albatros il filo). Avevamo lasciato la piccola Lucia, eroina della storia, alle prese con l’elaborazione del lutto della cara mamma. In questa nuova opera Lucia ha la possibilità di elevarsi a nuove comprensioni che le consentiranno di rinsaldare il legame d’affetto con il padre e i nonni. Chi solo ha provato la sofferenza per la morte di una persona cara può comprendere le sensazioni di dolore, smarrimento, disorientamento che si impadroniscono dell’anima in una simile circostanza. Forse non è un azzardo affermare che nell’affrontare il lutto di una persona cara si è tutti all’inizio un po’ ingenuamente egoisti… Quando una famiglia è colpita dalla perdita di uno dei suoi membri, benché ognuno sia concentrato sul proprio dolore, tutti sono coinvolti e ognuno ha la sua dose di sofferenza da sopportare perché per esempio nel momento in cui muore una madre, non sono solo i figli a soffrirne ma anche il marito, i genitori e i suoceri se sono ancora in vita. Solo in un secondo tempo, quando la sofferenza personale si attenua, ci si decentra dal proprio sentire e ci si avvicina alla comprensione del dolore degli altri membri. Questo decentramento avviene in modi e tempi diversi a seconda della persona che esperisce; nel caso in cui sia una bambina ad iniziare questo processo di decentramento, come nel caso della storia in questione, i tempi possono allungarsi di tanto se accanto non ci sono delle figure importanti in grado di creare le situazioni idonee a recuperare una certa stabilità e un discreto equilibrio emotivo. Chi ha avuto la fortuna di avere dei nonni presenti nella propria infanzia sa quanto queste figure possano essere importanti durante tutto il percorso di crescita fino all’adolescenza che è il periodo più delicato della vita. I nonni hanno dalla loro l’esperienza che è la maestra di vita più importante, quella che conferisce loro saggezza e capacità di individuare le modalità più consone per intervenire, aiutando i nipoti a superare problemi, sofferenze, difficoltà. Al centro di questo terzo capitolo della storia di Lucia, l’autrice assegna una parte centrale proprio ai nonni. Saranno loro, infatti, a far comprendere alla ragazzina quanto sia importante non chiudersi nel proprio egoistico dolore e condividere con le altre persone care emozioni e sensazioni. L’amore lasciatole dalla madre, attraverso i ricordi, gli insegnamenti, i comportamenti, e quello vivo e presente dei nonni, permetteranno a Lucia di comprendere e rispettare il dolore del padre la cui presenza lei, per via della sua giovane età, egoisticamente, vorrebbe tutta per sé. Ed è proprio attraverso il “gioco” dei cassettini del cuore ideato dal nonno che Lucia imparerà delle lezioni di vita molto importanti. L’Opera si concentra su diversi episodi: i giorni di vacanza di Lucia con la sua cara amica che le consentono di alleggerirsi da sensi di colpa ingombranti; la condivisione di luoghi e ricordi che suo padre ha della moglie; il ritrovamento di un bambino scappato di casa… tutto sempre sotto l’occhio vigile e il sostegno dei nonni che intervengono al momento giusto, dimostrandole praticamente la giusta via da percorrere per poter affrontare i conflitti e assumere dei comportamenti più maturi e altruistici. In realtà di altruismo Lucia non è affatto carente, anzi… necessita soltanto di quelle ‘dritte’ da parte di chi, agendo per il suo bene, al fine di impartirle le giuste modalità comportamentali, sarà sempre pronto ad intervenire.
L’opera è gradevole, si legge con piacere, si entra facilmente in sintonia coi personaggi. L’autrice misura le parole, dosa i sentimenti e li pone al posto giusto.
Il testo è intriso di una genuinità di affetti disarmante che ha avuto la capacità di farmi credere ancora in quei valori profondi della famiglia e dell’educazione che purtroppo si stanno sempre più perdendo. Un romanzo corale, dunque, poiché anche se il perno della storia è Lucia, risultano tutti protagonisti in quanto le parti dei personaggi sono armoniosamente fuse tra loro come un puzzle che per avere il suo senso e risultare completo ha bisogno di tutti i suoi elementi. In un’epoca in cui i valori della famiglia si stanno smarrendo e degli anziani se ne parla solo come un problema o fastidio, Lorena Giubergia compie una meravigliosa magia rimettendo tutto al proprio posto in quella scala di senso che ci fa sperare ancora in un possibile recupero di quei valori di unità, complicità, rispetto, sostegno, forza che rendono una famiglia degna di essere definita tale. Se il sostegno, l’accoglienza, il calore, la comprensione di una famiglia sono importanti durante tutto il percorso di vita di un individuo, diventano fondamentali in quei momenti critici di dolore e smarrimento come quelli relativi all’elaborazione del lutto di uno dei componenti. Ma l’opera della Giubergia oltrepassa i significati terreni perché laddove termina il contatto visivo dei corpi continua a sussistere il legame misterioso e divino tra le anime, quello che Lucia e suo padre rinsaldano attraverso i ricordi e gli insegnamenti di chi non c’è più. Il testo, trattando dell’importanza dell’unione familiare, ha non solo un significativo valore pedagogico ma anche psicologico, in quanto evidenzia dinamiche comportamenti che, consciamente o inconsciamente, contribuiscono a influenzare le relazioni all’interno della famiglia. Anche questa volta l’autrice ci dona un’opera deliziosa che, al di là della piacevolezza, lascia preziosi insegnamenti.

Alessandra Ferraro

INTERVISTA

Come mai ha deciso di dare un seguito alla storia di Lucia?

Partendo dall’inizio di questo mio percorso da autrice desidero sottolineare che il tutto è nato per mantenere una promessa che avevo suggellato con mio padre prima che la parola ‘fine’ prendesse il sopravvento; ho sempre adorato scrivere ma non trovavo mai il coraggio di ‘osare’ e lo sprone di mio padre nel farmi promettere di osare, ha innescato nel triste ‘dopo’ la giusta dose di coraggio per realizzare un mio sogno nel cassetto… non auspicavo a niente di più; non avevo neanche ipotizzato un proseguo. Invece poi, dopo l’invio alla casa editrice Gruppo Albatro il Filo sezione nuove voci e la pubblicazione del medesimo, mi è praticamente ‘uscito’ di getto il secondo manoscritto pubblicato pochi giorni prima dell’inizio della pandemia; ovviamente la seconda pubblicazione del proseguo della storia di Lucia ha innescato la realizzazione di questa terza opera fresca di stampa.

Lucia potrebbe essere quell’io ragazzina di ognuno di noi?

Il mio scopo, infatti, partendo proprio dall’inizio della storia, era proprio di non descrivere Lucia esternamente, ma di sottolineare i tratti marcati della sua profondità interiore; ognuno di noi si può immedesimare in questo personaggio perché Lucia ‘ti spiega’ il suo ‘dolore percepito a pelle’, in un modo così semplice e viscerale da coinvolgere il lettore al punto di rendersi conto di provare (se la vita gli ha messo di fronte gli stessi ostacoli) lo stesso tormento, e addentrandosi nella storia narrata, Lucia non diventa più semplicemente un personaggio ma un’amica o addirittura ci si immedesima in un tutt’uno che ha percepito un grande dolore e prova ad estrapolarlo lasciando fluire i momenti tristi ed angosciosi, per lasciare trapelare la bellezza dei ricordi. È come uno specchio riflesso dove ci si può riconoscere, un agglomerato di tristezza ma allo stesso tempo una determinazione nell’amare il dono più grande che si possa mai ricevere in dono: la vita.

La sua opera ha un importante valore pedagogico. Ha mai pensato di proporre la storia di Lucia nelle scuole?

RingraziandoVi infinitamente per la considerazione, tengo a precisare che mi è stato sottolineato lo stesso Vostro riguardo in merito al valore pedagogico di cui è intrisa la trama, e in una scuola elementare dove purtroppo in una classe sono venuti a mancare prematuramente tre padri, una persona molto sensibile ha ritenuto opportuno donare il mio libro ai bimbi e all’insegnante che si è trovata a gestire una situazione così greve. E nello stesso contempo si sta prodigando per proporre un eventuale incontro con gli alunni.
Sarei veramente interessata e grata di poter porre il pensiero di Lucia all’attenzione degli allievi nel contesto della scuola che per ognuno di loro diventa comunque la seconda casa.

Cosa ha significato per lei scrivere questa terza parte?

Scrivere questa terza parte come sempre per me si è rivelato salvifico, è come condurre una vita parallela… improvvisamente è come se non esistessi più, è un modo di estrapolare il mio dolore ‘regalandone’ dosi massicce a Lucia che ha poi il potere di irrorare la mia fantasia da creare così una ‘fusione di pensieri’. alcuni veramente percepiti e vissuti, altre parti invece romanzate. In questo terzo proseguo ho realizzato una crescita personale, regalandomi “tratti di vita” secondo un mio pensiero o desiderio, perché l’inchiostro della penna lascia tratti di vita che solo scrivendoli puoi sognare di averli vissuti.

Molto bella la copertina. L’ha ideata lei?

L’ho realizzata insieme ad una mia amica illustratrice che ha saputo ‘regalarmi’ il senso che volevo esprimere.

Ha in cantiere qualche opera similare?

Assolutamente sì, addirittura ho già pagine intrise di sequel scrivo ogni libro con l’ausilio di una penna biro su pagine di agende). Ho ‘parti’ di proseguo della storia di Lucia che mi ‘rimbalzano’ tra il quarto e presunto quinto… Alcune cose le avevo già scritte in precedenza senza sapere la giusta collocazione e poi scopro che collimano; le idee sono tantissime e poi Lucia non è che agli inizi di questa sua ingarbugliata vita, di conseguenza ha tutto un mondo da scoprire sul quale poter tessere ‘fili di trama’ e spaziare nel costruirle un mondo su misura…

Il link del libro:

https://www.gruppoalbatros.com/prodotti/i-cassettini-del-mio-cuore-lorena-giubergia/

L’ AUTRICE SI RACCONTA

Sono Giubergia Lorena nata a Cuneo nel 1967. La mia vita è stata caratterizzata da due grandi passioni: la scrittura e la lettura che condivido con mia figlia. Nel 2017 in merito ad una promessa suggellata con mio padre,​ è stata pubblicata la mia prima opera, È l’amore che resta…, dove ha preso vita e forma il personaggio di Lucia, regalandomi momenti particolarmente emozionanti, tra presentazioni e interviste televisive e radiofoniche dove resta sempre in rilievo il desiderio di sorridere alla vita nonostante tutto. Nel 2020 Lucia racconta ancora di sé nel proseguo: Riprendiamoci la nostra vita! Esperienze veramente piacevoli, condivise con mia figlia che mi segue come un’ombra in questa fantastica avventura. Questo è il terzo ‘capitolo’ della storia di Lucia.