GIOVANNA FRACASSI: LA BRACE DEI RICORDI – Recensione Scrittura Viva – La Voce del Recensore

GIOVANNA FRACASSI: LA BRACE DEI RICORDI
GENERE: POESIA
RECENSIONE

Ci sono libri in cui bisogna addentrarsi per comprenderli a pieno e altri che arrivano già dalle prime pagine. La brace dei ricordi di Giovanna Fracassi (edito da Rupe Mutevole Edizioni, anno 2021, 140 pagg.) è più di una silloge poetica, è un’esperienza che comincia già dal titolo. La brace è ciò che rimane dopo la bruciatura del legno, esattamente come i ricordi di una vita vissuta dopo la perdita di qualcuno. È altresì un fertilizzante naturale, ma bisogna stare molto attenti perché, se si eccede, si rischia di far diventare il terreno troppo salino, così vivere costantemente nei ricordi può diventare dannoso e questo la Fracassi lo sa bene. Infatti riesce a dosare gli elementi in modo da alternare i pensieri dolorosi a quelli che invece guardano al presente con fiducia e con desiderio di rinascita: una fenice che rinasce dalle sue ceneri mostrando resilienza e forza (come in I miei giorni o Piccole ali). La brace si crea dopo la combustione con il fuoco vivo: quei momenti così intimi e profondi, ricchi di particolari nostalgici, attentamente osservati e trascritti, sono travolgenti, ma poi cosa ne rimane? Sentimenti che con un soffio di mantice ravvivano i ricordi: la brace nella sua potenza evocativa. La scelta di questo titolo sembra volta a enfatizzare l’ardore, la passione che infiamma, qualcosa che mai si può estinguere e all’interno dei componimenti poetici, infatti, troviamo spesso parole che ne richiamano il senso. L’utilizzo di vocaboli che fungono da sinonimi come ‘fiamma’, ‘incendio’, ‘rosso’ sono sapientemente utilizzati nei versi in cui l’autrice desidera raccontare qualcosa che le divampa dentro. In altri, invece, vuole comunicare un sentimento più delicato, quindi troviamo ‘fiammelle’ e ‘fiaccole’. Si ha l’impressione di essere davanti a un camino acceso a contemplarne il riverbero, sentendone il calore, e che quelle fiamme smosse rappresentino le emozioni che scoppiettano incandescenti. In questa prima parte, l’autrice sembra camminare sui carboni ardenti a piedi scalzi; le emozioni sono molto forti, bruciano, ma allo stesso tempo dimostrano il coraggio di non volersi lasciar andare alla malinconia, alla nostalgia e ai rimpianti. I ricordi sono flashback, fotografie a colori, istantanee che attivano tutti e cinque i sensi come nel componimento Il ricamo che scrive per la madre. Frequenti sono gli scritti dedicati ai figli, ai genitori, al marito e anche ai suoi studenti. La Fracassi ci apre il suo mondo senza mai tirarsi indietro. Il ricordo, le attese, le malinconie, i tempi passati, l’infanzia, la famiglia sono tematiche ricorrenti in tutta la silloge che è divisa in tre parti. La brace dei ricordi, da cui il titolo, è la prima, a seguire troviamo Il respiro del tempo e infine In esilio da me. Ne Il respiro del tempo c’è una profonda introspezione che passa attraverso la natura e il paesaggio circostante da cui l’autrice sembra trarre primaria e costante ispirazione. Qui si introduce una contrapposizione sempre attraverso elementi naturali e si parla di neve, gelo, freddo… durante le difficoltà della vita e i tormenti ci sono bufere e tempeste. Il tema del dualismo spicca maggiormente in questa parte centrale. L’acqua e il fuoco, elementi opposti, fanno notare due diversi aspetti della natura delle emozioni della poetessa. Al fuoco appartengono tutti i suoi ardori, i ricordi, gli amori perduti, le passioni, la famiglia; all’acqua (neve, tormenta, pioggia, freddo) viene affidata la parte malinconica, nostalgica, le ferite. Allo stesso modo alterna la luce del giorno e quindi il sole, anch’esso incandescente, alla notte e la luna. In alcuni momenti riesce a trovare una via di mezzo ed ecco che compaiono il crepuscolo, il fuoco tenue e le aurore. È molto interessante notare come la natura venga adoperata e vissuta dall’autrice come un prolungamento di sé grazie all’uso di personificazioni che rendono le sue riflessioni ancora più vive, rivelando un animo sensibile, aperto a cogliere anche gli aspetti più intimi che la natura è in grado di svelare. Il tema del dualismo è molto forte anche tra la memoria e il ricordo, tra ciò che poteva essere e non è stato, tra la consapevolezza del momento presente e l’inconscio, che spinge a galla il dolore passato irrisolto, tra la voglia di ricominciare e il desiderio di indugiare in momenti così difficili da superare che la scrittura diventa rifugio. Nella sezione Il respiro del tempo la poetessa si interroga sulla vita, sulla morte e su ciò che lasciamo su questa terra, e lo fa eliminando la punteggiatura: rari sono perfino i punti. Giovanna Fracassi desidera farci sentire il suo respiro, vuole incidere il suo pensiero insistendo con l’anastrofe per dirci dove poggiare lo sguardo e mantenere l’attenzione, ma rimane libera nei suoi versi che a volte occupano tutto lo spazio e in altre si dividono in distici, terzine e quartine, senza una precisa ripetizione, come un sospiro. Il suono delle sue parole sembra un pendolo che vuole scandire il tempo e annunciare qualcosa da non dimenticare o di nuovo. L’uso del linguaggio non è mai casuale ed è molto ricercato. Le figure retoriche come la personificazione, l’anastrofe, le similitudini e le metafore abbinate alla capacità di selezionare aggettivi ben precisi, portano la complessità della composizione a un livello elevato. Nell’ultima parte, In esilio da me, l’autrice compie un ulteriore passo in avanti nell’ascolto di sé, di nuovo troviamo la malinconia, ma anche il silenzio, il perdono, lo stupore di ritrovarsi nel suo percorso di vita non facile, come nei componimenti Ho e Doppio. Nell’esilio la poetessa sale sull’altalena delle emozioni e ci conduce dalle vette più alte della bellezza, della fanciullezza, dell’amore e della speranza, al dolore più profondo della consapevolezza della mancanza genitoriale. La brace dei ricordi non è una silloge che si legge velocemente, va gustata in ogni poesia. È un libro da tenere sul comodino per darsi ogni sera la buona notte con una profonda riflessione su di sé o da leggere la mattina contemplando la natura che si risveglia per provare a guardarla con gli stessi occhi dell’autrice, insomma un libro che non può proprio mancare nelle nostre librerie.

Nicoletta Grossi

INTERVISTA ALL’AUTRICE

Desidero per prima cosa ringraziare la redazione di Scrittura Viva – La Voce del Recensore per quest’intervista che mi consente di parlare non solo della mia silloge La brace dei ricordi, ma anche del mio mondo poetico, e di avvicinarmi così ai miei lettori.

In riferimento alla sua poesia Doppio, è corretto affermare che la poesia è ciò che considera l’altra parte di sé?
La mia poesia è ciò che consente all’altra parte di me di rivelarsi e di esprimersi, utilizzando un codice che rimanda a quei significati, a quelle emozioni, a quei sentimenti, talvolta così intimi eppure così universali, che possono raggiungere chi mi legge e permettergli, spero, di riconoscersi in certe sfumature, in certi quadri emotivi d’insieme, pure nella diversità di realtà e di vissuti. In questo penso risieda l’universalità della poesia: quel parlare di sé che diviene un parlare di ciascuno e di tutti. La poesia Doppio, che qui di seguito trascrivo, rappresenta bene questo concetto
Doppio

A piedi nudi
sullo specchio argentino
nel mio doppio riflesso
disegno passi di danza
e passi di dolore.

Fiato nel fiato
canto nel canto
pianto nel pianto
il sorriso s’accende
e gli occhi sorridono.

Come un veliero
quieto e fatuo
sinuoso
sull’onda morbida
della felicità

a piedi nudi
sullo specchio liquido
mi sciolgo
nel mio doppio riflesso
e infine eccomi:
ritrovo me stessa.

La Brace dei ricordi è una silloge che fa riflettere su come sia possibile guardare il mondo che ci circonda attraverso gli occhi della poesia. Oggi i giovani sembrano sempre più lontani dal contatto con la natura, lei riesce a trasmettere questo suo amore anche ai suoi studenti?
Ho la fortuna di non abitare in una grande città e questo comporta che la natura sia ben presente nella vita dei miei studenti. Il mio paese è ricco di alberi, parchi, di corsi d’acqua e di colline, quindi il contatto con animali non solo da cortile e domestici, ma anche del bosco e con gli uccelli migratori e stanziali direi che è costante e frequente. Il mio compito è stato in realtà quello di far comprendere che tutto ciò non è scontato, e che va apprezzato, rispettato e difeso. La letteratura e nello specifico la poesia consentono a chi insegna di far percepire la bellezza della natura e la sua importanza per ognuno di noi. I ragazzi sono attenti e sensibili, più di quanto forse siamo portati a credere; certo bisogna dar loro gli strumenti per interpretare, non solo la realtà in cui sono immersi, ma il loro rapporto con tutto ciò e la possibilità di esprimere quello che pensano, quello che sentono, le loro emozioni.

La famiglia sembra essere un valore di grande ispirazione per lei. Ce ne parli in breve.
Nella mia vita la famiglia ha da sempre un ruolo centrale. Sono stata figlia unica e i miei genitori mi hanno lasciata da tempo. Il calore della mia infanzia e della mia adolescenza, che tanto supporta e si riflette in molte mie poesie, è dovuto proprio a loro. Successivamente scegliere di diventare madre e di creare così un’altra famiglia è stato l’atto più creativo e liberatorio che ho compiuto. Ho avuto due figli e grazie a loro sono maturata, sono ‘cresciuta’ come donna, come insegnante, come scrittrice; grazie a loro ho rivisto e/o scoperto il mondo attorno a me accompagnandoli nel loro percorso umano e culturale. Nulla mi ha arricchito e dato tanto quanto l’essere madre. Volutamente tralascio ogni considerazione di tipo etico, morale o sociologico perché l’argomento ‘famiglia’ abbraccia davvero tutti i settori, da quello religioso a quello letterario, per non parlare di quello economico e psicologico.

Qual è la poesia a cui è maggiormente legata? Perché?
Questa è una domanda difficile. Ho scritto tantissime poesie finora e sono legata ad ognuna di esse perché espressione di un attimo della mia vita, funambola anch’io sul filo teso fra la nascita e la morte. Ad ogni modo, dovendo sceglierne una fra quelle presenti in questa silloge, posso indicare E se, dedicata ai miei figli: vi è il mio accorato invito a tenermi sempre nel loro cuore, a ‘sentirmi’ e a ‘raggiungermi’ anche quando io non ci sarò più nella loro vita. Mi piace qui proporla
E se

E se un giorno
più non potrò scrivere
e le punte delle mie dita
saranno ormai radici inaridite.
E se un giorno
non avrò più ricordi
da portare con me
nelle mie pagine
né sogni da disegnare
o speranze da modellare
con la creta della fantasia.
E se un giorno
più non potrò
lacerare il drappo scuro
davanti ai miei occhi
né cantare
tutta la mia tristezza
o sussurrare
la mia struggente tenerezza

tu

non dimenticarmi
lasciami accanto
al fuoco tiepido
del tuo pensiero
e sarà questo
un tuo gesto d’amore
come il suono delle note
dei tuoi primi sorrisi
dei tuoi passi cauti e di quelli intrepidi
di quella tua mano stretta nella mia.
E se un giorno
mi addormenterò
e non potrò più risponderti
tienimi ancora un poco
accanto a te
e io ti sentirò.

Molti pensano che i poeti, per potersi esprimere al meglio debbano vivere una vita tormentata ed essere anime inquiete. Cosa ne pensa di queste affermazioni?

La vita di ciascuno di noi è costellata di luci e di ombre, talvolta più da queste che da quelle, l’inquietudine è, credo, una condizione esistenziale comune che si manifesta in tanti modi come ad esempio, il disagio che serpeggia nei nostri giorni e nei nostri rapporti, quella ricerca più o meno consapevole di un senso più profondo e universale alla nostra vita per poter anche interpretare ciò che ci accade. Il poeta è colui che rimane in ascolto di questo tormento esistenziale suo e dell’Uomo, lo interroga con maggior attenzione, lo indaga ponendolo all’interno del contesto più ampio dell’esperienza del genere umano nel tempo e nello spazio. Il poeta è colui che dà voce a quella meraviglia che coglie l’Uomo di fronte al creato e allo sgomento che lo pervade di fronte al mistero in cui è avvolto.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Sillogi

Arabesques 2012 Rupe Mutevole
Opalescenze 2013 Rupe Mutevole
La cenere del tempo 2014 Rupe Mutevole
Emma alle porte della solitudine 2015 Rupe Mutevole
In esilio da me 2016 Kimerik
Nella clessidra del cuore 2017 Rupe Mutevole
Il respiro del tempo 2018 Kubera edizioni
La brace dei ricordi 2021 Rupe Mutevole
Sono tornati i papaveri 2023 Rupe Mutevole

Saggi:

Lettere a Sofia 2022 Tomarchio editore
Essere e corpo in J. P. Sartre 2023 Rupe Mutevole

Letteratura per l’infanzia:

L’albero delle filastrocche 2018 Rupe Mutevole
Nel magico mondo di nonna Amelia 2021 Rupe Mutevole
Il Natale raccontato da nonna Amelia 2023 Rupe Mutevole
Le filastrocche del regno della fantasia 2024 Rupe Mutevole

Link l’acquisto della silloge La brace dei ricordi

https://www.amazon.it/brace-dei-ricordi-Nuova-ediz/dp/8865916656

https://www.rupemutevole.com/shop-online/productidn/1148953/la-brace-dei-ricordi-di-giovanna-fracassi

https://www.lafeltrinelli.it/brace-dei-ricordi-nuova-ediz-libro-giovanna-fracassi/e/9788865916650?inventoryId=4803266&queryId=02be7867d4c93e5da89dac83ddf17137

https://www.mondadoristore.it/brace-dei-ricordi-Nuova-ediz-Giovanna-Fracassi/eai978886591665/

NOTE BIOGRAFICHE

Giovanna Fracassi è nata a Vicenza da Emilio Fracassi, medico pediatra, e da Gemma Brazzarola. Il nonno, Egidio Fracassi, professore di Lettere è stato un irredentista e ha scritto numerosi saggi storici e politici ad oggi presenti nella sezione storica della Biblioteca civica di Rovereto (TN).
Giovanna, figlia unica, ha così modo, fin da piccola di vivere in un ambiente culturale molto stimolante e, crescendo, ha libero accesso alla biblioteca di famiglia. Si nutre di letture di vario genere, spaziando dai romanzi d’avventura, a quelli storici, alla poesia e ai saggi. Matura pertanto la passione per lo studio della letteratura, della filosofia, della storia, ma anche della pedagogia e della psicologia che la condurrà dapprima a conseguire il Diploma di Liceo psico-pedagogico e poi la Laurea in Lettere e filosofia presso l’Università di Padova.
Successivamente i suoi interessi culturali e umani la conducono a studiare e a conseguire varie abilitazioni all’insegnamento. Insegna così nella Scuola dell’Infanzia, nella Scuola primaria, e nella Scuola secondaria di primo e di secondo grado per la cattedra di Lettere. Ottiene inoltre l’abilitazione all’insegnamento della religione cattolica, la specializzazione per l’utilizzo del metodo d’insegnamento Braille, un master in Cinema, teatro e spettacolo, un master in Counseling.
Parallelamente alla professione di docente di Lettere, ha coltivato la passione della scrittura. Autrice poliedrica si interessa di filosofia, di letteratura, di storia, di fotografia, filmografia, musica e storia dell’arte. Passioni che nutre viaggiando in Italia, in Europa e in Russia.