GIANLUCA PIATTELLI: BLUM – Recensione La Voce del Recensore

GIANLUCA PIATTELLI: BLUM
GENERE: ROMANZO


RECENSIONE

Blum, il nostro patto per la vita, oltre a essere l’acronimo delle iniziali dei nostri cognomi, è anche la pronuncia della parola inglese Bloom, che significa sboccio, fioritura. Ma, se da giovani eravamo fiori in procinto di sbocciare, con il tempo siamo diventati flosci, vizzi, appassiti.
(dal romanzo Blum di Gianluca Piattelli)

La scrittura, si sa, ha un grande potere, quello del prendersi cura: chi scrive cura in primis se stesso e poi gli altri.

Non siamo esseri perfetti ma funamboli in bilico sul filo della vita esposti agli imprevisti, alle battute d’arresto, alle paure e spesso alla mancanza di coraggio. Due cose importanti dovremmo però imparare a fare: perdonarci e, apprendendo dalle nostre mancanze, a migliorare ricominciando.

Sono queste le parole di uno scrittore anonimo che lessi tanto tempo fa da qualche parte, che appuntai – come faccio ogni qualvolta qualcosa mi colpisce, quando per qualche strano caso sento che mi appartiene – e che mi sono tornate in mente nel momento in cui ho terminato la lettura dell’opera Blum (Edizioni CTL, anno di pubblicazione 2024, pagg. 180) di Gianluca Piattelli, un autore che riserva sempre interessanti sorprese e mai delude, come quest’altra volta che ci dona una storia commovente e verosimile. Protagonista è la Combriccola dei Ganzi composta di sei ragazzini preadolescenti: Alex, Cino, Guido, Pietro, Trippy e Giada, uniti da un rapporto di genuina amicizia. Inoltrandosi nelle pagine dell’autore è quasi impossibile non rivedersi nei sogni, nelle aspettative, nella purezza e spontaneità di questi ragazzini dodicenni. Si ha l’impressione di assistere a un film già visto, quello che scorre nella mente del lettore che ripercorre la propria stagione preadolescenziale dei periodi estivi, quella delle corse in bicicletta, delle strade di campagna, delle ginocchia sbucciate, delle esplorazioni, delle visite alle case abbandonate, delle storie sui fantasmi, della costruzione di case riparo, delle prove di coraggio, dei riti, patti o promesse per rinsaldare il legame di amicizia e giurare eterna fedeltà. Chi ha avuto la fortuna di vivere tali esperienze, leggendo il romanzo di Gianluca Piattelli, senza rendersene conto, farà sicuramente un piacevole viaggio indietro nel tempo, quando il presente era l’unica cosa importante e ci si immergeva in esso vivendolo con la sensazione di pienezza e gratificazione tipica di quella età. Forse è vero ciò che sostengono in tanti… e cioè che le migliori amicizie ed esperienze sono quelle che appartengono a tale periodo perché puro, incontaminato, genuino. A raccontare la storia dei Ganzi in realtà è uno di loro, Alex, ormai quarantenne, alternando al ricordo di quell’età allegra e scanzonata la delusione per la vita adulta presente, colma di problemi e sofferenze e nel suo caso specifico di un dilaniante senso di colpa. Esisterà un modo per riportare gli amici ormai adulti e disillusi alla spensieratezza di un tempo? Quanto sarebbe bello poter tornare materialmente a quei dodici anni in cui ogni cosa sembrava leggera e possibile, liberandosi dai fardelli dell’età adulta…
Accade spesso, come in questa storia raccontata da Gianluca Piattelli, che si decida per qualche motivo di rintracciare gli amici di un tempo, temendo però il confronto perché magari la propria vita non è andata come doveva e non siamo quelle persone felici o per lo meno serene che avremmo voluto essere, così come capita che si rimanga sorpresi nel constatare che anche per gli altri amici, purtroppo, la vita non è stata così prodiga o clemente. La vita adulta, si sa, a volte riserva situazioni spiacevoli come per i protagonisti della storia in questione… ma Gianluca Piattelli riesce sempre a stupire, a escogitare quella possibilità, a intravedere quella luce in fondo al tunnel capace di apportare un cambiamento.
In tutti i racconti dell’autore c’è sempre un elemento misterioso, magico, che in qualche modo interviene a modificare in positivo le sorti dei protagonisti. Anche in questo racconto esiste l’aspetto magico, qualcosa che ha a che fare con quell’energia invisibile che spesso ignoriamo o dimentichiamo perché non siamo più abituati a guardare il mondo e ad affrontare le cose con la stessa convinzione e determinazione della tenera età.
La scrittura è scorrevole, interessanti sono i dialoghi. La narrazione è fluida e invitante, le scene sono ben costruite così come la descrizione di luoghi e situazioni. Una storia di amicizia capace di resistere al tempo e alla separazione, narrata facendo commuovere, sorridere e riflettere.
Credo che questo romanzo – ‘dedicato’ agli amici di un tempo e forse ‘inconsapevolmente’ e maggiormente ad una persona importante – sia la risposta al senso di colpa, del quale parla l’autore nella postfazione, da parte di quel qualcosa di invisibile che alberga lassù. In fondo la scrittura – non dimentichiamolo – è per gran parte ispirazione di provenienza misteriosa che, consentendoci di connetterci e comunicare con tutto l’universo, nelle sue varie forme e dimensioni, attraverso la sua energia, parla la lingua del cuore, la stessa con la quale Gianluca Piattelli incanta il lettore con questa storia.

Recensione a cura di Alessandra Ferraro (giornalista Rai)

INTERVISTA

I suoi libri parlano spesso di valori importanti come l’amicizia. Cos’è l’amicizia per Gianluca Piattelli?

L’amicizia è il più puro dei sentimenti, un continuo confrontarsi, uno scambio affettuoso. È starsi accanto anche nei momenti difficili, soprattutto, in certi momenti. È saper tirare fuori il meglio dell’altro. l’amicizia, quella vera, dura per sempre, nonostante gli screzi, la lontananza. Se finisce, non era amicizia, ma qualcos’altro. Un vero amico ti supporta e ti sopporta, ti lascia piangere al suo fianco e ti fa ridere per rimetterti in sesto.

Se dovesse consigliare il suo libro, quale sarebbe la motivazione?

Una storia che si legge d’un fiato, che invita a riflettere e a sperare, perfino nella disperazione più totale. Perché c’è sempre un appiglio a cui affidarsi, uno specchio magico, un amico che ti salva. Leggere questo romanzo invita a credere nella propria rinascita, qualunque essa sia.

Nel suo romanzo affronta anche il tema della malattia. Che rapporto ha con essa?

Ne ho paura, ma evito di pensarci per non fare il gioco dell’ansia, difficilmente mi sottopongo a esami di routine. Il romanzo in questione trae spunto da una storia vera, la mia, di amicizia e perdita, di malattia conclamata, di pacche sulle spalle nei momenti duri, di presenza incostante, di speranze disilluse.

La vera rivoluzione è cambiare se stessi” scrive nel suo libro… Ce ne parli spiegandoci come.

Cambiare se stessi è una scalata di roccia, impresa ardua ma non impossibile. Si inizia con il rendersi conto che qualcosa, dentro di noi, non va, che non gira come si deve. E che quindi dev’essere cambiata. Raggiunta questa consapevolezza, ci si interroga, si fa un’analisi psicologica, si vanno a scoprire i nostri limiti e le nostre possibilità, si studia dove intervenire e in che modo. Il cambiamento avviene lento, spontaneo, inesorabile.

Ha in cantiere qualche altra opera?

In questo periodo sono impegnato a promuovere Blum e a svolgere il mio lavoro. Nei ritagli di tempo, leggo. Ho comunque diverse idee in testa, mi piacerebbe scrivere una favola sulla scia de “La storia infinita”, una specie di libro dentro un libro.

Link per del libro:

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/blum

BIOGRAFIA

Gianluca Piattelli nasce a Pistoia nel 1972.Con PlaceBook Publishing & Writer Agency pubblica quindi “Lunarmalia” (fantascienza, 2019) a cui fanno seguito “Diversità Splendore” (narrativa, 2020); “L’urlo melodico delle farfalle” (racconti brevi, 2021); “Canarian Blues” (narrativa, 2021); “Il sortilegio di Floreslonia” (low fantasy, 2022); “Lucì, Demè e il cero viaggiante” (favola noir, scritta a quattro mani, 2022); “Il domatore di arcobaleni” (racconti, 2023); “Il nido dell’ultimo piano” (narrativa, 2023).Nel settembre 2021 vince il Premio Letterario Arcaista con “Diversità Splendore”. Nel novembre 2021 è finalista al Premio Letterario Internazionale Città di Latina e riceve una Segnalazione di Merito con “Diversità Splendore”. Nell’aprile 2022 è finalista al Premio Letterario La Ginestra di Firenze e riceve una Menzione d’Onore con “L’urlo melodico delle farfalle”. Nel maggio 2023 è finalista al Buk Festival di Modena con un racconto tratto da “Il domatore di arcobaleni”. Nel maggio 2023 le sue opere sono presenti al Salone del Libro di Torino. Nell’ottobre 2023 è finalista al Premio Letterario Città di Como con un racconto tratto da “Il domatore di arcobaleni”. Nel novembre 2023 il racconto breve “Le turiste” è inserito nella raccolta horror “Sette spettri a denti stretti” edita da Re Artù Edizioni.