FABIANO PINI: CHE MONDO! TRA IL BENE E IL MALE – Recensione La Voce del Recensore

FABIANO PINI: CHE MONDO! TRA IL BENE E IL MALE

GENERE: ROMANZO

RECENSIONE

SBAM! SBAM!
Comincia così Che mondo! Tra il bene e il male, Kimerik, 2023, pp. 259, il nuovo romanzo di Fabiano Pini. Un originale incipit in medias res, capace di lasciar immergere, fin dal prologo, il lettore in una vicenda dinamica, serrata e a tratti imprevedibile, che ammicca alla fantascienza ma resta ben ancorata alla realtà contemporanea.
Lo scenario di fondo è lo stesso della proposta precedente – Che mondo! Kimerik, 2019, pagg.152, (cinque eroi dal cielo contro i mali della Terra) –, per cui, in un contesto ultraterreno gli Indagatori Celesti prescelti dall’Onnipotente sono di nuovo impegnati a contrastare, con le loro ingegnose trovate, lo scatenamento del Male. Benché lo sforzo si riveli collettivo, a essere coinvolto in prima linea è soprattutto Leonardo da Vinci, detto Leo per gli amici, che con inesausto fervore escogita rimedi su rimedi, inventandone di tutti i tipi e per ogni occorrenza. Suoi sono perciò il Macchelind, il Propodibel, l’Usurtec, il Ripclim e molti altri ritrovati al cui funzionamento sono affidate le comuni speranze di riuscita.
Pur avvalendosi di un linguaggio moderno, che non disdegna la commistione tra onomatopee, acronimi, boutade, prestiti stranieri ed espressioni maccheroniche, Pini passa in rassegna condizioni, situazioni e avversità che da sempre scandiscono l’esistenza dell’uomo, modificando di volta in volta solo la forma della propria manifestazione. «Sì, il clima della Terra è notevolmente cambiato negli ultimi tempi, ma periodi più o meno catastrofici ci sono sempre stati fin dalla notte dei tempi. Al di là della drammaticità che vivono tutte quelle persone coinvolte, la natura fa il suo corso l’Illustrissimo così l’ha creata». La posizione di Maria è certamente preoccupante, ma la sua analisi parte da secoli di vita terrestre in cui tutti gli elementi naturali si sono sempre scontrati e alternati nel predominio della vita, quando è iniziata l’avventura della palla di fuoco diventata Terra.
La Maria, anzi la Mary, citata è Maria Tecla Artemisia Montessori, l’unica donna del gruppo e nuova entrata.
«Ma oui, benvenutà ma chére!», era stato il galante saluto di Napo, Napoleone III, al suo ingresso nella sala del Quartier Generale, seguito a ruota da quello di Sandro Pertini, il Presidente, di Albi, Albert Einstein, del già detto Leo e di Ovidio, il barbiere Ruffini che nell’opera dell’Autore incarna la voce dell’uomo comune ma non per questo dotato di minor buon senso dei suoi più altolocati compagni.
Un sestetto dunque di formidabile livello, che prova in tutti i modi a neutralizzare, se non annientare, le contromosse di Quelli di sotto.
«Per le corna di mio nonno, ma con chi credono di avere a che fare quei miseri pezzenti di bianco vestiti? Puah!»
Con tanto di gesto di stizza, Satana in persona ricaccia le parole colme di buoni propositi uscite dalle bocche dei suoi rivali.
«Secondo loro sarebbe lo stupido uomo ad avere autonomamente quei pensieri? Stolti! Non hanno ancora capito come funzionano le cose su quella stramaledetta Terra piena di stupide marionette! Male, lo capiranno molto presto…»

Ed ecco a questo punto emergere il fondamentale interrogativo sull’ontologia del male e di conseguenza del bene. Da dove provengono entrambi e perché l’uno sembra quasi non potere esistere senza l’altro? E cos’è l’etica? Interrogativi ineludibili che in un romanzo teso a esplorare la deriva contemporanea non possono non trovare debito spazio e, ove possibile, risposta.
Nell’intento di scongiurare il persistente rischio di una facile dicotomia manichea, Pini però bene ricorda che esistono anche situazioni mediane, non facilmente inquadrabili in una categoria o in un’altra. L’indifferenza, l’usura, i cambiamenti climatici, la siccità, la fame, la denatalità, la (dis)educazione civica, non sono del resto le uniche cartine di tornasole per la “lettura” dell’attualità.
«Quantunque sia infinitamente una situazione che volge al peggio, non dimenticate, figli miei, che non tutto è perduto. Molte cose sono ancora al loro posto e molto altro c’è da fare affinché così rimangano. Sotto varie forme esistono ancora la bellezza, l’altruismo, le cose belle, le nascite, i sentimenti che debbono essere protetti e alimentati, esaltati affinché valichino i confini e diffondano a chiunque il loro salutare nettare in ogni angolo del mondo. Ricordate figli miei che, più gioia dispensiamo, più amore crescerà e se ci sarà più amore, niente potrà il male, niente potrà l’abomino. La pace deve essere il vostro credo, il vostro cammino: la vostra meta finale!»
A sostenerlo è nientemeno che l’Altissimo e nulla, nemmeno le mirabolanti invenzioni leonardesche, dovrebbe riuscire più potente della panacea da Lui indicata.
Eppure…
Per non spoilerare come oggi si dice il testo, si preferisce a questo punto non aggiungere altro, dato che anche il finale resta aperto, forse nel proposito di un’ulteriore evoluzione della vicenda in un terzo volume.
Come va infatti inserita in questo quadro la pandemia? O la guerra, inestirpabile sciagura, tanto intrinsecamente connessa alla nostra vita sulla terra da essere richiamata già nell’epigrafe inziale «Finché esisterà l’uomo/ esisteranno anche le guerre» di Albert Einstein?
Dovremo arrenderci tutti al satanico «E vediamo come se la caveranno stavolta…» o confidare per l’ennesima volta nella forza dell’Amore e della Bellezza? E perché no, pure nel senso dell’umorismo di cui, malgrado i non pochi accenti drammatici, F. Pini dà prova in molti momenti della narrazione, alleggerendola ad esempio con le esclamazioni del suo Napo in un delizioso francese da operetta, o con le varie scaramucce dialogiche degli altri personaggi che interagiscono tra loro senza mai tradire la propria personalità. Inconfondibile, in particolare, quella del Presidente per antonomasia, Sandro Pertini che, armato della sua inseparabile pipa in una con l’indiscutibile inclinazione a brandire il fido ticcio di legno, si trova a un certo punto a contemplare il mondo, ammirando perplesso il grande crogiolo che esso è divenuto.
«Für das Elend» verrebbe fatto di esclamare con Alby o «Mein Gott», che fa lo stesso.

Gabriella Vergari

                                                                 

INTERVISTA

Come ha scelto la prima cinquina degli Indagatori Celesti?

Mi occorrevano dei personaggi di caratura forte, dal temperamento schietto e buoni conoscitori dell’animo umano. Studiando e vagliando tra il nutrito schieramento dei defunti eccellenti che presi in esame, questi concordavano discretamente nella socialità univoca delle persone. Però al tempo stesso mi occorreva anche un personaggio che tirasse un po’ le fila di queste menti brillanti, qualcuno capace di tenergli “testa”. Chi meglio di un barbiere pacato e molto riflessivo?

Come mai non vi compare alcuno scrittore?

Per indole lo scrittore è visto come riflessivo, isolato, solitario, incline a parlare solo tra sé e i suoi pensieri, esternandoli “solo” su fogli di carta bianca. Non li ho mai inquadrati come esuberanti dal temperamento focoso con vena battagliera. Non facevano dunque parte del mio club di “Indagatori Celesti”!

Perché ha avvertito l’esigenza di inserire qui una presenza femminile e come mai ha scelto proprio Maria Montessori?

Perché il genere umano sta letteralmente degenerando e le nuove leve, i nuovi giovani, sono mandati allo sbaraglio nel mondo, peggio che i giovani del ’99 durante gli assalti delle trincee nella Prima Guerra Mondiale. Chi meglio della principale educatrice riconosciuta a livello mondiale?

“Ne uccide più la penna che la spada”, quanto concorda con questa affermazione?

Concordo al cento per cento! Una penna che corre libera su un foglio non ha eguali. La potenza della scrittura, se mai ce ne fosse ulteriore bisogno, è evidente. Distensiva, risolutrice, schietta, diretta, corroborante, etc.

Almeno nella prima parte del suo romanzo, l’onomatopea la fa da padrona. Ritiene corretto considerare ancora i fumetti e le graphic novel un genere letterario minore?

Direi di no. Dopo anni di pubblicazioni, studi, miglioramenti e lettori del genere, chiamarlo genere minore mi pare parecchio riduttivo. Su carta, l’unico metodo per replicare e “far sentire” un rumore, è l’uso dell’onomatopea; non avrebbero inventato il metodo e l’aggettivo se non volevano evidenziarlo, come una parte di addetti ai lavori obietta. È anche un modo simpatico di evidenziare ed esaltare le scene dei personaggi.

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A PROPOSITO DELL’AUTORE

Curriculum letterario
Fabiano Pini è pisano DOC dal 30 aprile del 1966, anno della sua nascita. Nella sua adorata città, vive e lavora come responsabile tecnico di una ditta di impianti tecnologici con alle spalle esperienza trentennale di gestione aziendale. Appassionato di alcuni hobby impegnativi come la subacquea e il Rally, praticati assiduamente, tanto da ritenerli negli anni suoi secondi lavori. Ama cimentarsi nella scrittura fin dai tempi delle scuole dell’obbligo, scrivendo il suo primo testo di natura goliardica a sei mani, complici due compagni delle scuole superiori. Sposato, una figlia e un cane anch’essa femmina, combatte giornalmente con queste tre entità superiori per la propria esistenza, senza peraltro riuscirci!


Pubblicazioni
Per non soccombere, ma soprattutto per colmare i grandi vuoti lasciati dal diradarsi delle attività hobbystiche, ha esordito con la scrittura nel 2012 con “Pratiamente tutti gnudi sur purma!!!” opera prima edita da Edizioni Il Molo. Una scrittura semplice, intensa che colpisce nel vivo dei ricordi, narrante le gesta ed episodi reali di un fanciullo che si è fatto uomo, con la naturalezza che ha contraddistinto chi li ha vissuti, in simbiosi alle amicizie più profonde. Attraverso le pagine del libro, si respira un sentimento importante difficile da coltivare: l’Amicizia. Nel 2014 esce la sua collana per bambini “Le avventure di Natalino” cinque volumi scritti e disegnati editi sempre da Edizioni Il Molo, con cui passare il tempo leggendo, colorando, giocando e imparando. Totalmente imprevisto il successo riscontrato al Salone Internazionale del Libro di Torino dello stesso anno. Con buona lena, galvanizzato dai riscontri positivi e dai complimenti e buone recensioni sulle opere fin qui vergate, scrive con assiduo impegno la sua settima fatica, “Una corsa per la vita” pubblicato nel 2015, ancora una volta con Edizioni Il Molo. Un romanzo dalle tinte giallo rosa, dai risvolti non sempre scontati, lasciando anche i lettori più svogliati a mettere a rischio il proprio intelletto, nel fagocitare il più velocemente possibile le pagine per giungere alla fine, con l’intento di scoprire come sarebbe andata a finire la storia. “L’isola che non c’è”, sempre con la Edizioni Il Molo, vede la luce nel luglio del 2018, una serie di racconti basati su storie vere che comportano un’attenta analisi di immagini di vita passata, presente e futura nelle quali si sogna, si ricorda si soffre e si ride, sperando di trovare quell’oasi di felicità tanto desiderata. Ancora una volta per la Edizioni Il Molo, esce nel luglio del 2019 “Il viaggio di Jonas”, una bella storia psicologicamente piccante da leggere tutta d’un fiato, dove i due protagonisti intersecano la loro storia d’amore destreggiandosi nelle rispettive vite familiari. A febbraio del 2020 pubblica con la Casa Editrice Kimerik “Che mondo!”, un originale romanzo di fantapolitica ai confini della fantascienza, dove cinque defunti eccellenti osservano, commentano e tentano di porre rimedio alle brutture della vita quotidiana. A giugno del 2020, ancora con Edizioni il Molo, esce “Nara”, la vera storia di un’imprenditrice di successo che ha dato lustri alla Versilia. Attualmente è in fase di editing con il dodicesimo libro, “Wormhole 2051”, mentre ha da poco terminato la stesura del tredicesimo, “Caro diario…”. Due opere molto diverse tra loro così come diverse da tutte quelle fino a oggi pubblicate. Raccoglie con enfasi nuove sfide trovando sempre spunti e idee dalla vita quotidiana, dai fatti realmente accaduti, legandoli con la fantasia al punto da non capire dove inizia una e finisce l’altra.

Collaborazioni

Stando a stretto contatto con le Edizioni Il Molo, ne ha assorbito l’essenza collaborando fattivamente alla vita giornaliera della casa Editrice. Ha relazionato scrittori emergenti e navigati, scrivendo prefazioni e post fazioni, curando il marketing e la distribuzione, impegnandosi sempre al massimo come in ogni attività da lui svolta. Nell’orbita di un ampliamento continuo, è approdato alla scuola del pluripremiato poeta e scrittore pisano Alessandro Scarpellini con valenza nazionale e internazionale, apprendendo tecniche e metodi utili alla crescita professionale.

Presentazioni e partecipazioni
Le presentazioni sono sempre state un punto di forza in cui si è sempre sentito a suo agio fin dal lavoro principale. Un po’ ovunque ha incontrato critici, lettori, che sono i migliori critici, sia nella sua città sia altrove, persino nelle non vicinissime Policoro in Basilicata e Noto in Sicilia, arrivando nelle fiere e Saloni di settore. Numerose le partecipazioni a concorsi letterari sparsi un po’ ovunque sul territorio italico; diverse le riconoscenze ricevute. Quelle che hanno destato maggiore soddisfazione e che ancora si porta dentro l’eco delle emozioni, sono diluite nel tempo a partire dal 2015, anno in cui ricevette “Encomio e gratitudine” per la poesia “Mio padre” al concorso Massa città fiabesca di Mare e di Marmo. Il 2016 è stato l’anno “dell’Attestato di Merito” ricevuto all’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma per la valente opera “Una corsa per la vita”. Nel settembre 2017 ha ritirato a Milano, la “Menzione d’Onore” al Premio Culturale Nazionale Carlo Emilio Gadda e il “Premio speciale della Critica” al Premio Letterario Massa Città Fiabesca di Mare e di Marmo, ancora una volta con l’opera “Una corsa per la vita”. Pochi mesi dopo l’uscita e nel novembre del 2018, “L’Isola che non c’è” riceve il “Diploma d’Onore con Menzione d’Encomio” al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti di Forte dei Marmi. Scrivere è diventato linfa vitale a tal punto, che spesso dimentica il dovere primario del lavoro per mettersi alla prova nelle stesure improvvise e capillari di cui sente il richiamo.